Sospensione della patente e ritardo della notifica

Se venissimo fermati per guida in stato ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze psicotrope oppure fossimo coinvolti in un incidente stradale in conseguenza del quale le parti coinvolte venissero gravemente lese, ci vedremmo, con ogni probabilità, immediatamente ritirata – e successivamente sospesa – la patente di guida.

Gli agenti accertatori, nelle ipotesi in analisi, sono tenuti a trasmettere senza ritardo al Pubblico Ministero la notizia di reato e ad inviare la patente ritirata, unitamente al rapporto, entro 10 giorni, alla Prefettura del luogo della commessa violazione.

A questo primo atto amministrativo dovrà necessariamente seguire un provvedimento prefettizio (decreto) di sospensione della patente che sarebbe volto a confermare, legittimandolo, l’atto eseguito dagli organi accertatori.

Il decreto dovrà poi essere notificato a chi ha commesso l’infrazione. Per questa successiva fase procedimentale la norma non indica però un termine entro il quale compiere l’atto.

Ci si domanda quindi quali siano i limiti temporali entro i quali la Prefettura debba emettere e notificare il provvedimento affinché non si verifichi la “decadenza” dello stesso.

Purtroppo non esiste una risposta univoca in quanto la legge nulla dice. Corre quindi in soccorso la giurisprudenza di legittimità che, di fronte all’assenza del dato normativo, lascia significativi margini di discrezionalità al giudice di merito che dovrà valutare, caso per caso, la legittimità/congruità del tempo trascorso tra il ritiro della patente e l’adozione e la notifica del provvedimento di sospensione.

In assenza di limiti temporali predeterminati i criteri interpretativi ai quali il giudice dovrà attenersi per decidere sulla “ragionevolezza” del tempo concretamente necessario alla Pubblica Amministrazione per compiere le valutazioni finalizzate all’emissione del provvedimento dovranno partire da un’indagine logica che, muovendo dall’intero sistema normativo vigente (e non solo dalla singola norma), giunga a ricostruire la ratio legis ovvero la finalità sociale della norma giuridica stessa.

Nel caso di specie il provvedimento amministrativo prefettizio ha natura provvisoria e cautelare ed è strutturalmente e teleologicamente teso a tutelare con immediatezza l’incolumità e l’ordine pubblico impedendo che il conducente del veicolo continui nell’esercizio di un’attività potenzialmente pericolosa.

Il provvedimento – secondo la Corte di Cassazione – sarà quindi da considerare illegittimo se, tenuto conto dei dati oggettivi e soggettivi sottoposti all’esame del Prefetto, il tempo dallo stesso impiegato per valutare la sua adozione non consenta di perseguire la funzione cautelare propria della norma. In altri termini se il caso portato all’esame della P.A non richiedesse un’analisi approfondita (onerosa in termini temporali), un provvedimento emesso con abbondante e ingiustificato ritardo risulterebbe inopportuno in quanto scollegato dalla sua finalità.

L’incolumità pubblica che si intende tutelare trova infatti la sua minaccia in un pericolo che, seppur solo potenziale, sia imminente

(Ad esempio chi guida sotto l’effetto di sostanze psicotrope è pericoloso in quel momento, potrebbe esserlo nei giorni successivi perché magari consumatore abituale. Meno plausibile che lo sia dopo mesi o al termine di un programma di disintossicazione).

Tuttavia, al di là della discrezionalità di valutazioni sulla congruità del termine (che lascia evidenti perplessità sulla certezza del diritto)  si tenga presente che l’art. 2 L. 241/90 – norme in materia di procedimento amministrativo – considera già oltre il “normale”, per l’adozione di una determinazione della P.A (del quale il decreto prefettizio fa sicuramente parte), il termine di 90 giorni, laddove un procedimento amministrativo dovrebbe concludersi in 30 gg.

Dunque, se è da escludere (stando alle decisioni delle Corte di Cassazione) che il provvedimento del Prefetto possa considerarsi nullo per il solo mancato rispetto dei termini previsti dall’art 223 del codice della strada (mancata trasmissione del verbale entro 10 giorni al Prefetto) è tuttavia necessario che intervenga entro un tempo ragionevole dall’accertamento della violazione che, oltre ad essere valutato in base alle regole precedentemente evidenziate, ritengo non debba essere superiore a 90 giorni dal fatto pena un vizio nel procedimento che potrà portare all’annullamento dell’atto finale.