L’amministratore di condominio inadempiente deve risarcire i danni solo in caso di concreto pregiudizio patrimoniale

Gravi inadempimenti contrattuali – quali, ad esempio, la mancata convocazione di assemblee ordinarie e straordinarie o l’omesso rendimento di conti consuntivi e del conto dell’avanzo attivo di cassa – possono non essere giudicati sufficienti al fine di ottenere il risarcimento dei danni presuntivamente lamentati dal condominio.

È ciò che ha deciso la Giurisprudenza di merito in una recente sentenza. In particolare, si legge nel provvedimento: “sussiste sempre la necessità di fornire prova degli effettivi pregiudizi subiti dal condominio“.

Ad onor del vero ciò risponde ad una regola generale del nostro ordinamento giuridico che onera il creditore della prova del danno. Occorre sempre infatti che l’inadempimento si traduca in un pregiudizio patrimoniale che non può essere considerato in re ipsaossia quale conseguenza intrinseca alla non corretta esecuzione della prestazione.

Dunque, se ad esempio l’amministratore ritardi il pagamento dei contributi previdenziali al portiere dello stabile, ma questo non comporti sanzioni a carico del condominio, oppure ometta il versamento delle utenze di acqua luce e gas, ma questa omissione non procuri l’interruzione delle somministrazioni, non potrà dirsi integrato un danno e l’amministratore, seppur inadempiente, non potrà essere condannato al pagamento di alcun risarcimento.

In conclusione, ai fini dell’azione risarcitoria il condominio avrà sempre l’onere di fornire prova, non solo della falsità, degli errori e/o delle malversazioni addebitabili all’amministratore ma anche del danno che, ad essi, ne è conseguito.