I social network sono diventati uno degli spazi principali di relazione tra i più giovani. Chat, piattaforme social e applicazioni di messaggistica sono strumenti quotidiani attraverso cui i ragazzi comunicano, condividono contenuti e costruiscono relazioni.
Accanto a queste opportunità, però, esistono anche rischi concreti. Episodi di insulti, diffusione di immagini manipolate o creazione di profili falsi possono trasformarsi rapidamente in vere e proprie forme di cyberbullismo, con conseguenze molto serie per chi ne è vittima.
In questi casi sorge spesso una domanda: chi risponde dei danni quando questi comportamenti vengono commessi da un minore?
Una recente decisione del Tribunale di Brescia n. 879/2025 offre uno spunto interessante per comprendere come il diritto civile affronti situazioni di questo tipo.
Indice
Il caso: profili fake e immagini manipolate sui social
La vicenda riguarda una ragazza minorenne vittima di una campagna diffamatoria online.
Un altro minore aveva creato diversi profili falsi sui social network, utilizzati per pubblicare immagini manipolate della vittima accompagnate da commenti offensivi e denigratori.
Le indagini tecniche hanno permesso di ricondurre quei profili al dispositivo utilizzato dal minore responsabile. La persona offesa ha quindi agito in sede civile chiedendo il risarcimento dei danni subiti.
Il tribunale ha riconosciuto la gravità del comportamento e ha condannato i genitori del minore al pagamento di 15.000 euro a titolo di risarcimento.
La decisione si fonda su un principio ormai consolidato: anche quando l’autore materiale del fatto è un minore, i genitori possono essere chiamati a rispondere dei danni causati dal figlio.
La responsabilità dei genitori per i fatti dei figli
Nel diritto italiano la responsabilità dei genitori trova fondamento nelle norme del codice civile che disciplinano il danno causato da minori.
In particolare:
- l’Articolo 2048 Codice Civile stabilisce che i genitori sono responsabili dei danni causati dai figli minorenni;
- l’Articolo 2047 Codice Civile riguarda invece i danni provocati da chi non è imputabile, come può accadere nel caso di minori molto giovani.
Per liberarsi da questa responsabilità i genitori devono dimostrare di non aver potuto impedire il fatto.
Nel diritto civile questo obbligo è spesso ricondotto a due profili distinti: da un lato l’adeguata attività educativa nei confronti del figlio (culpa in educando), dall’altro l’effettivo dovere di vigilanza sul suo comportamento (culpa in vigilando).
La difesa dei genitori nel processo
Nel corso del giudizio i genitori del minore hanno cercato di escludere la propria responsabilità sostenendo di non essere a conoscenza dell’attività online del figlio e di non avere competenze tecnologiche tali da poter controllare in modo efficace l’uso dei social network.
Il tribunale non ha ritenuto sufficiente questa difesa.
Secondo il giudice, il semplice fatto di non conoscere nel dettaglio il funzionamento delle piattaforme digitali non è sufficiente per escludere il dovere di vigilanza previsto dall’Articolo 2048 Codice Civile.
Per evitare la responsabilità civile, infatti, i genitori devono dimostrare di aver adottato misure concrete e adeguate per prevenire comportamenti illeciti da parte del figlio.
Nel caso esaminato dal tribunale questa prova non è stata ritenuta sufficiente.
La vigilanza dei genitori oggi include anche i social network
Uno degli aspetti più interessanti della decisione riguarda proprio il contenuto del dovere di vigilanza.
Nel contesto attuale non è più possibile limitare il controllo dei genitori alle attività tradizionali della vita quotidiana. L’educazione e la vigilanza devono necessariamente estendersi anche all’uso degli strumenti digitali.
Questo significa che rientrano nella sfera di responsabilità dei genitori anche comportamenti che si verificano:
- sui social network
- nelle chat online
- nelle piattaforme di messaggistica
- nelle applicazioni utilizzate dai ragazzi.
In altre parole, l’ambiente digitale è oggi parte integrante della vita sociale dei minori.
Il quadro normativo sul cyberbullismo
ll fenomeno del cyberbullismo è stato affrontato anche dal legislatore.
La Legge n. 71/2017 ha introdotto strumenti specifici per la tutela dei minori vittime di comportamenti aggressivi online.
Tra le misure previste dalla legge vi sono, ad esempio:
- procedure di intervento da parte delle istituzioni scolastiche
- iniziative di prevenzione e sensibilizzazione rivolte a studenti e famiglie
- la possibilità di chiedere la rimozione dei contenuti offensivi dalle piattaforme online
- il ricorso al Garante per la protezione dei dati personali, quando il gestore della piattaforma non provvede alla rimozione dei contenuti segnalati
- la possibilità di attivare una procedura amministrativa davanti al Questore per ottenere l’ammonimento dell’autore delle condotte, uno strumento pensato per intervenire rapidamente nei casi di cyberbullismo tra minori.
Accanto a questi strumenti di prevenzione e tutela amministrativa, resta comunque possibile agire in sede civile per ottenere il risarcimento dei danni causati da comportamenti diffamatori o persecutori online.
Cyberbullismo dei figli: quando rispondono i genitori?
Quando comportamenti offensivi o diffamatori online vengono commessi da un minore, la responsabilità civile può ricadere anche sui genitori.
In base all’Articolo 2048 Codice Civile, i genitori sono infatti tenuti a rispondere dei danni causati dai figli minorenni, salvo dimostrare di aver esercitato un’adeguata attività educativa e di vigilanza.
Nel contesto digitale questo dovere di vigilanza può includere anche il controllo dell’uso dei social network e degli strumenti online utilizzati dai figli.
Per questo motivo episodi di cyberbullismo o diffamazione sui social possono avere conseguenze legali non solo per chi li compie, ma anche per i genitori.
Quando può essere utile una valutazione legale
Nei casi di cyberbullismo, soprattutto quando sono coinvolti minori, è importante ricordare che la tutela della persona non passa soltanto attraverso strumenti giuridici. In molte situazioni può essere utile affiancare all’eventuale intervento legale anche un adeguato supporto psicologico per la vittima.
Episodi di aggressione o umiliazione online possono infatti avere conseguenze rilevanti sul piano personale, scolastico e relazionale. Per questo motivo, accanto alla valutazione delle possibili iniziative legali, può essere opportuno coinvolgere figure professionali specializzate, come psicologi, psicoterapeuti o servizi di supporto presenti nelle scuole e nei centri dedicati alla tutela dei minori.
Un approccio integrato che tenga conto sia degli aspetti giuridici sia di quelli psicologici può contribuire a gestire in modo più efficace le conseguenze di questi episodi e a sostenere la persona coinvolta.
Le situazioni di cyberbullismo richiedono una valutazione giuridica particolarmente attenta. Da un lato è necessario tutelare l’equilibrio psicologico della vittima, comprendendone le reali esigenze e individuando gli strumenti giuridici più adeguati per garantirne una protezione effettiva; dall’altro occorre prevenire il rischio che le condotte illecite si ripetano, soprattutto quando i contenuti sono stati diffusi tramite piattaforme digitali o social network e possono essere facilmente nuovamente immessi nella rete.
In alcuni casi può essere necessario intervenire con tempestività per:
- ottenere la rimozione dei contenuti offensivi;
- individuare i responsabili della pubblicazione;
- valutare la possibilità di richiedere il risarcimento dei danni.
La sola rimozione dei contenuti, infatti, per le ragioni sopra evidenziate, potrebbe non essere sufficiente a risolvere il problema né a sanare le lesioni subite dalla vittima. L’individuazione dei responsabili — con il possibile coinvolgimento dei genitori, civilmente responsabili — può invece costituire uno strumento concreto per far cessare le condotte illecite.
Va inoltre considerato che comportamenti diffamatori o vessatori spesso lasciano conseguenze profonde nella vittima, che talvolta necessita di percorsi di supporto psicologico, con costi che possono e devono essere oggetto di richiesta risarcitoria.
In definitiva, ogni situazione presenta caratteristiche proprie e richiede un’analisi concreta dei fatti e delle effettive necessità del minore.
Se ritieni di essere stato vittima di comportamenti offensivi online o desideri comprendere quali responsabilità possano sorgere in situazioni simili, può essere utile analizzare il caso concreto con un professionista.
Per una prima valutazione della situazione o per ricevere ulteriori informazioni, è possibile contattare lo studio.